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Il ruolo del preparatore atletico. Intervista ad Ilario Capocasale

di Emilio Lupis  | 28/11/2017 in " Non solo calcio "
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Un intervista "extracalcio" . Abbiamo sentito Ilario Capocasale che ci racconta trucchi, differenze tra generi e sport e stato dell'arte della figura del preparatore atletico. Buona lettura.

 

Uno dei tuoi marchi di fabbrica è l’ottima performance delle tue squadre nel secondo tempo, non ti chiediamo di svelarci i segreti, ma come mai le preparazioni sono mirate per ottenere questi “risultati alla distanza”?

In realtà non c’è nessun segreto da custodire e non è nemmeno soltanto merito mio se le squadre che ho allenato hanno sempre giocato degli ottimi secondi tempi. Credo che per farlo sia fondamentale sapere bene dove andare. Perché se sai dove andare corri meno e hai più energie rispetto a chi corre senza avere le idee chiare. Quindi direi che l’organizzazione di gioco ed il giusto dosaggio dei carichi di lavoro durante la settimana sono l’unico modo per correre bene fino alla fine. Nei dilettanti ancora esiste chi pensa che per ottenere questi risultati bisogna svolgere preparazioni precampionato con volumi di lavoro al limite della sopportazione umana che non solo non porteranno la propria squadra a correre di più rispetto agli avversari ma espone i propri atleti ad un maggiore rischio di infortuni.

· Calcio a 11 e calcio a 5, quali le differenze salienti dal tuo punto di vista.

Sono due sport che possono anche condividere idee tattiche e soluzioni su specifiche situazioni di gioco, ma allo stesso tempo le differenti dimensioni dei campi di gioco, il diverso numero di calciatori, la possibilità nel calcio a 5 di effettuare cambi senza limiti, li rendono profondamente diversi così come le esigenze degli atleti che li praticano.

· E le differenze tra preparazione per lo sport maschile e femminile?

Due mondi completamente a sé stanti. Io non ho trovato nulla in comune, dai carichi di lavoro che per ovvi motivi fisiologici non possono essere uguali, all’accoglimento delle proposte di allenamento. Con le ragazze è tutto più semplice, accettano senza farsi molti problemi le proposte di lavoro mentre con i maschietti bisogna pensare anche a come fargli piacere la seduta di allenamento.

· Settore giovanile, alla base del successo in qualunque sport, nel calcio gli allenatori fanno una giusta crociata per quanto riguarda le abilitazioni, per quanto riguarda i preparatori atletici qual è la situazione?

Questa è una domanda un po’ scomoda perché senza voler fare polemica ti riferisco dei dati oggettivi sui due percorsi da intraprendere che non ho mai compreso e di conseguenza mai condiviso. Per fare l’allenatore bisogna frequentare dei corsi che indice la federazione che durano due mesi alla fine dei quali superato un esame si viene abilitati all’insegnamento del calcio come Mister. In quanto tali si è a capo di un team di collaboratori tecnici e di calciatori. La formazione è obbligatoria per allenare dalle scuole calcio fino ai professionisti. La figura del preparatore fisico, invece, è prevista solo nei campionati professionistici dopo aver frequentato apposito corso a Coverciano. La mia riflessione a questo punto è la seguente: perché non dare la possibilità a chi ha conseguito una laurea in scienze motorie di poter preparare fisicamente una squadra di calcio dilettantistica avendo con quel titolo (laurea) acquisito sicuramente più nozioni di chi sente parlare per la prima volta di biologia, fisiologia, anatomia, ecc ? Manterrei il titolo abilitante di Coverciano per i campionati professionistici ma eliminando i corsi a numero chiuso, servono solo a mantenere vivo un clielentarismo che non giova né al calcio né agli onesti.

· Ultima domanda tornando al calcio. Tre consigli di “benessere” a chi oggi è svincolato

1. Vivere da atleta seguendo un’attenta alimentazione tutti i giorni. Trascurare questo aspetto non aiuta ad ottenere risultati apprezzabili.

2. Non strafare. Non è allenandosi intensamente per un breve periodo che si torna in forma prima, anzi, spesso si aumenta solo il rischio di infortuni. Fare quindi lavori di qualità e non di quantità.

3. Non improvvisare e controllare il proprio stato di salute da un medico sportivo prima di svolgere qualsiasi tipo di attività fisica.

 

 


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