Coppa Italia il paradosso per le squadre di Promozione. Riflessioni e proposte
Coppa Italia il paradosso per le squadre di Promozione. Riflessioni e proposte

Le squadre di Promozione possono partecipare alla Coppa Italia regionale, raggiungere la finale e persino conquistarla. Ma il loro percorso si ferma lì. Alle formazioni di Eccellenza, invece, è riservato il palcoscenico nazionale. E se provassimo a dare alla Coppa un valore concreto anche per chi parte da una categoria inferiore? Una proposta, forse provocatoria, per aprire un dibattito e restituire interesse a una competizione che meriterebbe ben altra considerazione.

C'è qualcosa di singolare, nel calcio dilettantistico calabrese, in una competizione che nasce per mettere a confronto società di categorie differenti, ma che finisce per riservare opportunità differenti a seconda della categoria di appartenenza.

La Coppa Italia Dilettanti Calabria apre le porte alle formazioni di Eccellenza e Promozione. Tutte possono affrontarsi, tutte possono arrivare in finale, tutte possono sollevare il trofeo. Ma non tutte possono raccogliere gli stessi frutti dalla vittoria.

Per una società di Eccellenza, conquistare la Coppa regionale significa guadagnarsi l'accesso alla fase nazionale, con la prospettiva di proseguire il cammino e, nelle condizioni previste dal regolamento, arrivare persino alla Serie D. Se invece a vincere la finale è una formazione di Promozione, sarà la finalista di Eccellenza a rappresentare la Calabria nella fase nazionale.

La squadra di Promozione potrà festeggiare, esibire il trofeo, arricchire la propria bacheca e scrivere una pagina della propria storia. Ma il suo viaggio sarà finito.

Insomma, può vincere la Coppa, ma non il biglietto per il viaggio successivo.

È una differenza che trova spiegazione nella struttura della competizione nazionale e nei suoi requisiti di partecipazione, ma che lascia aperta una domanda: non sarebbe opportuno riconoscere alle società di Promozione un beneficio sportivo proporzionato al risultato raggiunto?

Dieci stagioni, due finaliste di Promozione e un interrogativo

I numeri aiutano a comprendere la questione. Considerando le ultime dieci stagioni sportive, dal 2016/2017 al 2025/2026, con l'interruzione del 2020/2021, sono state disputate nove finali regionali.

In sette occasioni si sono affrontate due formazioni di Eccellenza. Soltanto due volte una società di Promozione è riuscita a raggiungere l'ultimo atto: il San Luca nel 2018/2019 e la Deliese nel 2025/2026.

Entrambe sono state sconfitte. Il San Luca dal Corigliano, la Deliese dalla DB Rossoblù Città di Luzzi.

Nove finali, nove successi di formazioni di Eccellenza. Un dominio che testimonia la differenza tecnica tra le categorie, ma che rende ancora più meritevole di attenzione il percorso di chi, partendo dalla Promozione, riesce a giocarsi il trofeo fino all'ultima partita.

Eppure, proprio per queste società, il premio sportivo finisce per essere sostanzialmente simbolico.

Non è poco, naturalmente. Una finale resta una finale e una Coppa resta una Coppa. Ma nel calcio, dove gli investimenti economici, gli impegni organizzativi e le energie fisiche hanno un peso concreto, il prestigio potrebbe non essere sufficiente a giustificare tutto.

Soprattutto quando il campionato, con la sua lotta per la promozione o per la salvezza, continua a rappresentare la priorità assoluta.

La provocazione: tre punti per una finale, cinque per la Coppa

Provo a lanciare una proposta destinata, inevitabilmente, a dividere e a far discutere.

E se una formazione di Promozione che raggiunge la finale regionale ottenesse tre punti di bonus nella classifica del proprio campionato? E se, vincendo il trofeo, il premio salisse complessivamente a cinque punti?

Tre punti per aver conquistato la finale, cinque in totale per averla vinta.

Non si tratterebbe di punti ottenuti sul campo nel proprio girone, ma di un riconoscimento per un risultato sportivo conseguito in una competizione ufficiale organizzata dalla stessa struttura federale.

La proposta avrebbe un effetto immediato: rendere la Coppa Italia un obiettivo capace di incidere concretamente sulla stagione.

Una società impegnata nella lotta per il vertice potrebbe trovare nella Coppa una strada ulteriore per avvicinarsi alla promozione. Una formazione che cerca di allontanarsi dalla zona retrocessione potrebbe ricavarne un'opportunità preziosa.

Certo, tre o cinque punti possono cambiare una classifica. Possono decidere un primo posto, modificare gli abbinamenti dei playoff, incidere sui playout e perfino determinare una retrocessione.

Ed è proprio qui che nascerebbero le obiezioni più forti.

Sarebbe giusto alterare la graduatoria di un campionato attraverso risultati ottenuti in un'altra competizione? Le società eliminate dalla Coppa, magari per un sorteggio sfavorevole, non rischierebbero di subire un trattamento penalizzante?

Obiezioni legittime, che meritano rispetto.

Ma una proposta provocatoria ha anche questa funzione: rompere l'abitudine a considerare immutabile ciò che potrebbe essere ripensato.

Naturalmente, una simile innovazione richiederebbe una modifica regolamentare approvata dagli organi federali competenti e dovrebbe essere introdotta prima dell'inizio della stagione, mai a campionato in corso.

Non soltanto punti: cinque strade, alternative, per cambiare

La proposta del bonus in classifica è quella più dirompente. Ma non necessariamente l'unica, né quella più semplice da realizzare.

Si potrebbero immaginare soluzioni alternative, capaci di valorizzare il percorso delle società di Promozione senza alterare direttamente i punti conquistati in campionato.

La prima: un vantaggio nei playoff. Una formazione di Promozione che conquista la Coppa regionale potrebbe ottenere, qualora ne abbia diritto in base alla classifica, un miglior piazzamento nella griglia dei playoff o un vantaggio regolamentare predeterminato. La finalista sconfitta potrebbe ricevere un beneficio inferiore. Una soluzione che premi la Coppa senza intervenire sulla graduatoria generale.

La seconda: un posto aggiuntivo nei playoff. La vincitrice regionale appartenente alla Promozione potrebbe accedere agli spareggi per il salto di categoria anche qualora non avesse raggiunto una posizione normalmente utile, purché abbia concluso il campionato fuori dalla zona retrocessione. Sarebbe una sorta di seconda strada verso l'Eccellenza, senza garantire automaticamente la promozione.

La terza: un premio economico vero. Un contributo federale significativo, una riduzione delle quote di iscrizione al campionato successivo o un rimborso delle spese sostenute per le trasferte di Coppa. Per una società dilettantistica, qualche migliaio di euro può rappresentare una risorsa importante. Il premio dovrebbe essere proporzionato al risultato raggiunto, con un riconoscimento anche alla finalista.

La quarta: incentivi per l'attività giovanile. La vincitrice di Promozione potrebbe ottenere un contributo vincolato all'organizzazione del settore giovanile, all'acquisto di attrezzature o alla formazione degli allenatori. La Coppa diventerebbe così anche uno strumento per investire nel futuro delle società.

La quinta: una Coppa di Promozione con una propria identità. La LND consente già ai Comitati Regionali di differenziare le competizioni di Eccellenza e Promozione. Si potrebbe dunque studiare una manifestazione autonoma, con un trofeo dedicato e un premio sportivo specifico, mantenendo eventualmente un appuntamento conclusivo tra le vincitrici delle due categorie.

Non sarebbe una rivoluzione impossibile da immaginare. Sarebbe una scelta organizzativa e politica, naturalmente subordinata alle necessarie valutazioni federali.

La soluzione potrebbe essere una combinazione di premi

Forse la strada più equilibrata non consiste nello scegliere una sola proposta, ma nel costruire un sistema di incentivi.

Tre punti alla finalista e cinque alla vincitrice rappresentano una provocazione forte, capace di accendere la discussione. Ma si potrebbe partire anche da un modello meno invasivo: contributo economico, agevolazioni sulle iscrizioni e un beneficio regolamentare nei playoff.

Il principio dovrebbe essere semplice: chi affronta una competizione ufficiale, supera avversari di categoria superiore e arriva fino in fondo deve poter ottenere qualcosa che incida concretamente sulla propria attività sportiva.

Senza dimenticare che qualsiasi incentivo deve rispettare un criterio di equità, evitando che il premio attribuito a una società finisca per compromettere ingiustamente i diritti sportivi delle altre.

Una competizione da rilanciare, non da sopportare

C'è poi un altro aspetto, forse ancora più importante.

La Coppa Italia viene talvolta vissuta come un impegno supplementare, da affrontare tra una giornata di campionato e l'altra. Le rotazioni, la gestione delle energie e le priorità di classifica possono finire per relegarla in secondo piano.

Eppure, una competizione che mette di fronte società di Eccellenza e Promozione possiede un fascino particolare. Permette confronti inconsueti, offre occasioni di crescita e può regalare alle realtà più piccole un palcoscenico che difficilmente avrebbero altrimenti.

Perché allora non renderla più appetibile?

I dati dell'ultimo decennio raccontano quanto sia difficile, per una squadra di Promozione, raggiungere la finale. Due sole presenze in nove edizioni disputate. Un traguardo raro, che proprio per questo meriterebbe un riconoscimento adeguato.

E non si tratta di mettere in discussione il diritto delle formazioni di Eccellenza a partecipare alla fase nazionale. Quel percorso risponde a un impianto regolamentare preciso, confermato anche per il 2026/2027, e conduce potenzialmente alla Serie D.

Si tratta piuttosto di chiedersi se, accanto a quel diritto, non sia possibile costruire un'opportunità diversa per le società di Promozione.

Una proposta da discutere, non una verità da imporre

Nessuna delle ipotesi avanzate pretende di rappresentare la soluzione definitiva.

Anzi, alcune sono volutamente provocatorie. Attribuire cinque punti in classifica per una vittoria in Coppa potrebbe incontrare resistenze comprensibili. Ma le idee nascono anche per essere contestate, corrette e migliorate.

Il Comitato Regionale Calabria, le società, i dirigenti e gli addetti ai lavori potrebbero aprire un confronto su questo tema, individuando eventuali modifiche da sottoporre agli organi competenti della Lega Nazionale Dilettanti.

Perché una competizione non dovrebbe essere importante soltanto quando si arriva a disputarne la finale. Dovrebbe esserlo fin dalla prima partita.

E se la Coppa Italia vuole continuare a essere la Coppa di tutti, forse è arrivato il momento di chiedersi se a tutti venga davvero offerta una ragione sufficientemente concreta per provare a vincerla.

La proposta è sul tavolo. Adesso sarebbe interessante conoscere la posizione delle società.

Tre punti per una finale? Cinque per la vittoria? Un posto nei playoff? Un premio economico? Oppure una soluzione completamente diversa?

L'importante è cominciare a parlarne.

Perché, in fondo, il vero rischio non è proporre una modifica regolamentare che possa dividere le opinioni.

Il vero rischio è continuare a disputare una Coppa nella quale, per qualcuno, vincere significa andare avanti e, per qualcun altro, significa fermarsi.