Mesoraca-Sersale trasferta vietata: la maturità punita
Mesoraca-Sersale trasferta vietata: la maturità punita

C’è un momento esatto in cui il calcio di provincia smette di essere solo uno sport e diventa lo specchio di una comunità. Quel momento, di solito, coincide con una partita importante e che mette in palio un obiettivo di prestigio. Domani gli occhi del girone A saranno tutti puntati sul "Serravalle" per Mesoraca-Sersale, un match che mette in palio molto più di una categoria: mette in palio l'orgoglio di due centri vicini, legati dalla rivalità sportiva ma, anche, dall’amicizia della vita ordinaria e la maturità delle persone  come la storia recente ha dimostrato.

Ed è proprio qui che casca l'asino. O meglio, dove casca il provvedimento della Prefettura di Crotone.

 

La prova di maturità (ignorata)

Solo poche settimane fa, le due squadre si sono affrontate in un clima elettrizzante, tipico dei derby. Sugli spalti c'era sì tensione da risultato, ma anche bambini, voglia di divertirsi e di partecipare. Soprattutto, c'era il sano, vecchio, irrinunciabile sfottò verbale. Quello che fa parte del gioco, che fa battere il cuore a mille ma che termina al triplice fischio o giù di lì. Le due tifoserie hanno dato una straordinaria prova di civiltà: nessuna intemperanza, nessun rischio di contatto, nessun episodio violento. Solo passione per la propria maglia.

In un mondo calcistico che spesso invoca la "tolleranza zero" per sanzionare i violenti, ci si aspetterebbe che lo Stato sappia anche riconoscere e premiare chi si comporta bene. E invece, la risposta delle istituzioni è stata la più comoda, la più pigra: il divieto di trasferta per i residenti nella provincia di Catanzaro.

Il paradosso del "Serravalle" Parliamo di un settore ospiti che, per capienza strutturale, difficilmente avrebbe potuto ospitare più di 150 anime o giù di lì. Un contingente assolutamente ridotto, facilmente controllabile e gestibile da qualsiasi servizio d'ordine standard. Non stavamo parlando di gestire l'afflusso di una metropoli, ma di dare spazio a 150 appassionati, ai quali magari si poteva imporre una prevendita con biglietto nominativo

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Una logica che allontana la gente dagli stadi

Vietare la trasferta in un contesto del genere significa applicare una burocrazia cieca, che non analizza i fatti ma si limita a "prevenire" cancellando l'evento stesso. È una logica punitiva preventiva che lancia un messaggio pericoloso ai tifosi che si potrebbe immaginare così: «Potete anche comportarvi civilmente, potete anche dimostrare maturità, ma per noi resterete sempre un problema di ordine pubblico da liquidare con un timbro su un foglio».

 

Domani a Mesoraca “mancherà una gamba” e sicuramente di questo se ne duole anche chi ha la maglia granata nel cuore. Mancherà il colore giallorosso del Sersale, mancherà il botta e risposta tra le gradinate, mancherà quella fetta di paese che ha spinto la squadra fino a questo traguardo e che aveva il sacrosanto diritto di essere presente per quanto di buono ha seminato in questi anni tra Eccellenza, Serie D e Promozione.

 

Un'occasione persa

Mesoraca-Sersale poteva e doveva essere uno spot per il calcio dilettantistico calabrese. La dimostrazione che si può vivere un derby ad alta tensione emotiva senza che nessuno debba farsi del male. Sarebbe bastato dare fiducia a chi, quella fiducia, se l'era guadagnata sul campo e sugli spalti poche settimane fa.

E’ stata scelta la via della massima sicurezza, che spesso però coincide con la via del minimo sforzo organizzativo. Domani, sul terreno del "Serravalle", vincerà sicuramente una delle due squadre. Ma fuori dal campo, a causa di questo divieto anacronistico, ha già perso la Calabria sportiva. Quella bella, pulita e passionale, che non ha bisogno di porte chiuse ai tifosi, o parte di essi, per saper stare al mondo. Ed il calcio è sempre meno della gente...