Notte prima dello spareggio
Notte prima dello spareggio

C’è una notte che vibra. Non scorre, non passa: brucia.

È la notte prima dello spareggio, quella che si infila sotto la pelle e non ti lascia respirare, quella che – parafrasando Notte prima degli esami – ti tiene sveglio con mille pensieri e una sola, enorme domanda: e domani?

Domani è tutto.

Domani è Eccellenza.

Due colori, due identità.

Da una parte il biancorosso degli jonici che, come il cuore che batte più forte del solito, vogliono issare il proprio vessillo ed approdare in un porto migliore. Dall’altra l’amaranto, degli aspromontani, compatti, con negli occhi la promessa di regalare una grande emozione ad un popolo intero.

Due squadre, due destini intrecciati, una sola verità: novanta minuti, o forse più, che valgono un anno di vita sportiva.

È una vigilia che non conosce tregua.

I giocatori chiudono gli occhi, ma il sonno non arriva. Nelle menti immagini: un tiro all’incrocio. Un recupero disperato. Un’esultanza liberatoria sotto la curva.

Si girano nel letto, si alzano, tornano a sdraiarsi. Non è paura. È qualcosa di più grande: è il peso meraviglioso di chi sa di essere a un passo dalla storia.

I dirigenti ripercorrono ogni chilometro, ogni scelta, ogni ostacolo superato. Sanno che domani non si gioca solo una partita: si difende un progetto, si onora un percorso, si prova a trasformare il lavoro in gloria.

E poi ci sono loro, i tifosi.

Nei bar, nelle case, nelle piazze: si parla, si immagina, si sogna. Perché questa non è una semplice gara. È identità. È appartenenza. È amore puro.

Le luci accese fino a tardi; gli striscioni vengono rifiniti, si sistemano le ultime cose, si parla a bassa voce come una preghiera.

Sembra davvero quella notte lì, quella delle attese infinite, dei sogni che fanno rumore, delle speranze che non vogliono stare zitte. Ma qui non ci sono esami da superare: c’è un campo da calpestare ed un titolo da conquistare.

Non ci sono voti: c’è un destino da scrivere.

E allora la notte passa lenta, carica, elettrica.

Nessuno dorme davvero. Nessuno può.

Perché al fischio d’inizio, quando il pallone inizierà a rotolare, il tempo smetterà di essere tempo e diventerà giudice. E una sola tra Gioiosa e Deliese potrà gridarlo al cielo, con la voce rotta e il cuore pieno:

E’ ESTASI ECCELLENZA.