Sedici squadre
Sedici squadre

Sedici squadre, tutte e cinque le province o città metropolitane rappresentate, quasi 170 mila abitanti coinvolti nel bacino complessivo delle città partecipanti.

I numeri del prossimo campionato di Eccellenza calabrese 2026/2027 raccontano già una storia ben precisa: quella di un torneo che si preannuncia affascinante, acceso, territorialmente radicato e, forse più che mai, sospeso tra ambizione sportiva e difficoltà strutturali.

Sulla carta sarà un’Eccellenza dal peso specifico importante.

Rossanese, Palmese 1912, Reggio Ravagnese, Paolana e Virtus Rosarno rappresentano piazze storiche e calorose, realtà che da sole muovono migliaia di appassionati e che portano in dote tradizione, rivalità e pressioni da categorie superiori.

In cima alla graduatoria del bacino d’utenza c’è la Rossanese con oltre 36 mila abitanti, seguita dall’Isola Capo Rizzuto e da due nobili decadute del calcio reggino come Palmese e Ravagnese. Ma dietro i numeri si nasconde una realtà molto più complessa.

Il primo nodo riguarda il Trebisacce.

La formazione jonica è ancora impegnata nei playoff nazionali per la Serie D e la sua eventuale promozione cambierebbe inevitabilmente la geografia del torneo. Una variabile che la LND Calabria guarda con attenzione perché potrebbe aprire scenari diversi anche in tema di ripescaggi e composizione definitiva dell’organico.

Il secondo nodo, molto più delicato, riguarda invece la sostenibilità stessa del campionato. Negli ultimi giorni società importanti come la Virtus Rosarno e la Palmese hanno pubblicamente manifestato dubbi sulla prosecuzione dell’attività. Segnali che non possono essere ignorati. Perché dietro il fascino dell’Eccellenza si nasconde un calcio che fatica quotidianamente tra costi di gestione crescenti, trasferte onerose, strutture spesso inadeguate e limitazioni che rischiano di svuotare il significato stesso della parola “calcio”.

Il riferimento inevitabile è alla provincia di Reggio Calabria, dove continua a pesare il provvedimento prefettizio che in molti impianti limita l’accesso agli spettatori fino a un massimo di 99 persone.

Un numero che appare quasi simbolico se rapportato alla passione che storicamente accompagna piazze come Delianuova, Palmi, Gioiosa, Rosarno o Bocale. Campi pieni per decenni ridotti a presenze contingentate, con società costrette quasi a scegliere chi fare entrare e chi lasciare fuori.

Una ferita aperta non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto sociale ed emotivo.

Eppure, nonostante tutto, il prossimo campionato promette scintille. La provincia di Reggio Calabria sarà la più rappresentata con ben otto squadre, metà di quelle del torneo, a conferma di quanto il movimento reggino continui a essere il cuore pulsante del calcio dilettantistico regionale. Ci sarà il ritorno della Deliese in Eccellenza dopo vent’anni, con l’entusiasmo di un paese intero pronto a riabbracciare il grande calcio; ci saranno rivalità storiche, trasferte infuocate, derby identitari e la costante sensazione che ogni domenica possa cambiare il destino di una stagione.

Sarà un’Eccellenza dai due volti: romantica e fragile. Da una parte la passione popolare, colori e bandiere che continuano a rappresentare comunità intere; dall’altra le difficoltà economiche, burocratiche e organizzative che rischiano di spegnere lentamente il calcio di provincia.

Ma forse è proprio questa precarietà a rendere il prossimo campionato così carico di significato. Perché oggi, in Calabria, iscriversi a un torneo di Eccellenza non significa soltanto fare calcio.

Significa resistere.

Pino Serrao