Dal campo alla panchina Torchia scrive una nuova grande pagina giallorossa. "Merito della tenacia ed appartenenza"
Dal campo alla panchina Torchia scrive una nuova grande pagina giallorossa. "Merito della tenacia ed appartenenza"

Capitano di mille battaglie con la maglia del Sersale, Francesco Torchia dopo tre anni riporta, da allenatore, i giallorossi in Eccellenza.

 

Partiamo dalla fine. Il salto di categoria arriva vincendo una partita sentitissima, che emozioni state vivendo? 

‹‹-È qualcosa di difficile da spiegare a parole. Vincere una partita così importante, con tutta quella tensione e con una posta in palio enorme, ti lascia addosso un mix di gioia, sollievo e orgoglio. Sapevamo quanto questa gara significasse per noi, per la società e soprattutto per i tifosi che erano lontani noi, quindi poter festeggiare il salto di categoria proprio al termine di una sfida così sentita rende tutto ancora più speciale.›.

A Mesoraca era sfumata la promozione diretta, in vista dal play off che lavoro hai fatto sulla testa dei ragazzi?

‹‹ Dopo la delusione di Mesoraca la cosa più importante è stata trasformare la rabbia e l’amarezza in energia positiva. Era inevitabile accusare il colpo, perché volevamo mantenere la testa della classifica per sognare la promozione diretta. In quei momenti, però, bisogna essere bravi a resettare subito e a far capire ai ragazzi che la stagione non era finita.
Sul piano mentale abbiamo lavorato molto sulla fiducia e sull’equilibrio. Ho chiesto alla squadra di non perdere le certezze costruite durante l’anno per una singola partita. Abbiamo rivisto gli errori, sì, ma senza creare paura o tensione. L’obiettivo era arrivare ai play off con la testa libera, ma con grande fame. I ragazzi sono stati straordinari, perché hanno dimostrato maturità e carattere. Hanno capito che avevamo ancora un’occasione importante da giocarci e l’hanno affrontata con lo spirito giusto, restando uniti nei giorni più delicati. Questa promozione nasce anche dalla capacità del gruppo di reagire alle difficoltà››.

Dopo tre anni il Sersale torna in Eccellenza, in un calcio con tante piazze fragili è un grande merito da dare alla società quello di essere stati tenaci? 

‹‹Assolutamente sì. In un momento storico in cui tante realtà fanno fatica a dare continuità ai progetti sportivi, il merito della società è enorme. Tornare in Eccellenza dopo tre anni non è frutto del caso, ma della programmazione, della pazienza e della capacità di restare compatti anche nei momenti difficili. La società del Sersale ha dimostrato grande serietà e attaccamento a questi colori, senza mai perdere entusiasmo o lucidità. Ci sono stati sacrifici importanti dietro questo percorso, spesso lontani dai riflettori, ed è giusto riconoscerli. Quando una dirigenza riesce a creare stabilità, a dare fiducia allo staff e a costruire un ambiente sano, poi anche i risultati sul campo arrivano con più facilità›.

Veniamo a te, hai scritto grandi pagine da calciatore ed ora da mister, cos'altro puoi dare al tuo Sersale?

‹‹Il Sersale a me ha dato tanto ed io non posso che ricambiare con tutto me stesso, e di sicuro posso ancora dare tanto, soprattutto in termini di esperienza, mentalità e attaccamento a questa maglia. Da calciatore ho vissuto emozioni importanti, oggi da allenatore il mio obiettivo è trasmettere ai ragazzi sacrificio, identità e voglia di crescere. Finché ci saranno passione e fame, cercherò di dare tutto me stesso per questi colori.››.

Ultima battuta, sei stato accompagnato da tanti "vecchi compagni", appartenenza e divertimento sono la chiave vincente per il calcio nei piccoli centri?

‹‹Sì, spesso nei piccoli centri il calcio funziona proprio perché non è solo sport, ma anche identità collettiva. Quando dici “vecchi compagni” tocchi un punto centrale: continuità dei rapporti, memoria condivisa, sentirsi parte di qualcosa che esiste anche fuori dal campo. E il divertimento conta tantissimo. Quando una squadra vive solo di risultati, nei piccoli contesti rischia di spegnersi presto. Quando invece resta il piacere di allenarsi, ritrovarsi, stare a chiacchierare dopo la partita, allora il gruppo dura anni,  anche cambiando categoria. E su questo ciò creduto tanto riportando in altre vesti anche mnister Scozzafava che non ha bisogno di presentazioni, ed il preparatore dei portieri Mister Opipari, punti fondamentali, come il prof Rea››.