Terzo timoniere di una barca che sembrava stesse per affondare, Danilo Fanello con abnegazione e determinazione è riuscito nell’impresa di traghettare la Vibonese alla salvezza ed a distanza di una settimana siamo andati a sentire il trainer lametino per registrare, a freddo le emozioni.
Partiamo dall'approdo a Vibo Valentia. Quale la molla che ti ha fatto accettare un incarico così delicato?
«Nessuna molla in particolare. Sono stato contento di avere ricevuto questa chiamata da Rino Putrino. Nello stesso pomeriggio ci siamo visti sia con lui, che con il patron Caffo, il quale mi ha voluto conoscere personalmente. Questa attenzione mi ha fatto nascere la convinzione di accettare l’incarico nonostante la precarietà della classifica. Avevo comunque visto la squadra delle volte ed avevo una buona impressione; successivamente le difficoltà, a causa di alcune partenze, sono aumentate ed abbiamo serrato ulteriormente i ranghi».
Su cosa hai principalmente concentrato il lavoro per risollevare la squadra?
«Essendo arrivato a fine febbraio ed essendo stato il terzo allenatore, ho subito puntato sul rapporto con i ragazzi per diventarne punto di riferimento, era un puntello che mancava nella squadra. Ho lavorato anche da tramite ed ho lavorato sulla serenità. Sotto il profilo tecnico-tattico è stata la fase difensiva la prima area sulla quale mi sono concentrato, unitamente al fattore della tenuta psicologica».
C'è stato un momento nel quale la paura ha avuto il sopravvento sulla fiducia? Oltre i ringraziamenti all'impegno della squadra, chi altro ringraziare?
«Probabilmente la partita contro Athletic Palermo ci ha tolto certezze. La fortuna poi ha voluto che giocassimo subito il recupero in casa dell’Igea Virtus, è vero che abbiamo perso ma la prestazione è stata buona e ci ha fatto dimenticare la rimonta subita pochi giorni prima. Dopo Barcellona abbiamo iniziato a credere di nuovo alla salvezza portandoci via un punto da Gela e poi ottenendo la doppia vittoria contro l’Acireale, in campionato prima ed ai play out poi, senza subire gol. Per il resto devo assolutamente ringraziare i ragazzi per tutto quello che hanno fatto. Ringrazio anche Rino Putrino, al patron Caffo, ad Alessio Bompasso a Nicola Vaccaro, abbiamo fatto tutti quadrato e scudo ai ragazzi per fargli dare il meglio. Sarebbe stato un peccato per una società come questa retrocedere».
Quale insegnamento ti lascia questa esperienza?
«Ogni esperienza ti lascia qualcosa. Subentrando a fine febbraio non potevo pensare di portare ad una rivoluzione. Abbiamo fatto le cose più semplici possibili ed abbiamo messo delle regole per migliorare la quotidianità della squadra. E’ un percorso che mi ha dato tanto e che mi servirà per il futuro, non era facile partire da quella situazione e siamo arrivati al traguardo. Esperienze come queste ti formano tanto».
Come vedi il tuo futuro calcistico nel breve termine?
«Io non ho mai vissuto questa fase con ansia. Penso sempre a lavorare e credo che una cosa destinata ad accadere, accadrà. Con la società siamo d’accordo che ci rivedremo a breve e già comunque un feeling c’è, ma non c’è urgenza, l’importante è fare tesoro di tutto quanto accaduto per partire dall’inizio in una situazione che deve portare a fare per bene qualunque mossa».

